Espansione bellica - 1930 / 1943

la timeline di Bagnoli
Tra il 1930 e il 1943, l’impianto di Bagnoli vive una fase di profonda espansione industriale legata al contesto bellico e all’autarchia fascista. Durante il
periodo fascista, la fabbrica ha  un ruolo strategico nella produzione bellica.

Negli anni Trenta, l’Ilva di Bagnoli è uno dei pilastri della politica industriale del regime, che punta tutto sulla produzione nazionale di materiali strategici
come l’acciaio. Con l’intervento di figure come Oscar Sinigaglia, ingegnere con l’anima imprenditoriale, grande esperto in siderurgia a cui si deve un piano
di rivitalizzazione dell’industria nazionale, l’impianto fu oggetto di una profonda ristrutturazione e modernizzazione. L’acciaieria  raggiunse un notevole
incremento di produzione: tra il 1934 e il 1940 la ghisa passò da 110.000 a 317.000 tonnellate e l’acciaio da 138.000 a 177.000 tonnellate, con una
forza lavoro che superò le 4mila unità.
Con la seconda guerra mondiale, l’Ilva di Bagnoli fu impiegata per la fornitura di materiali strategici per l’esercito. Ma l’impegno in prima linea nella
produzione bellica non la risparmiò. Nel 1943, i bombardamenti anglo-americani e la ritirata tedesca distrussero gran parte degli impianti. Un danno
notevole che fermò tutte le linee di produzione. Le macchine tornarono a lavorare solo nel dopoguerra.

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